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domenica 18 novembre 2012

SALVARE L'OLIVICOLTURA ITALIANA E LA SUA RICCA BIODIVERSITA'

L'Agromillora Iberia, azienda vivaistica storica, leader nel campo dell'olivicoltura superintensiva, ha organizzato la manifestazione "Olio  in  campo", dalla raccolta delle olive alla spremitura in frantoio, presso Borgo  Incoronata (FG), nella giornata di ieri, 17 novembre 2012, sulle cultivar Arbequina e Arbosana.





Riporto la mia email di risposta all'invito che mi ha inviato il rappresentante di l'Agrimolla Iberia cioè, come lui ci tiene a sottolineare, "l'azienda vivaistica storica, leader nel campo dell'olivicoltura superintensiva", di partecipare a una manifestazione di presentazione dei "grandi" risultati ottenuti con solo due varietà classiche della Spagna "Arbequina" e "Arbosana" che, con l'olivicoltura intensiva, sono destinate a colonizzare l'olivicoltura mondiale, a partire da quella italiana. Alla faccia del nostro straordinario patrimonio di biodiversità che ci vede leader assoluti nel mondo con oltre 500 varietà autoctone, pari al doppio del patrimonio mondiale.


 





Faccio appello a quanti hanno a cuore questo patrimonio soprattutto nostro, ma anche di altri paesi del Mediterraneo (la Spagna compresa), a contrastare un disegno dei padroni dell'olio, fra i quali anche i titolari dell'Agrimolla Iberia, che è quello di azzerare le differenze, le diversità, cioè i valori, come il dialetto, la lingua, le tradizioni che, come si sa, sono le espressioni più autentiche di un territorio insiema all'ambiente ed ai paesaggi. Le diversità di cui si nutre l'uomo per non sentirsi trasformare in un oggetto di puro consumismo guidato da altri. Senza la diversità non c'è libertà. Rivolgo questo appello agli olivicoltori italiani e alle loro associazioni, consorzi, cooperative, Unioni; alle organizzazioni professionali - in primo luogo la CIA ed l'Associazione Nazionale delle Città dell'Olio, che hanno condiviso con me il progetto "Olivoteca d'Italia", l'oliveto della biodiversità, con le città dell'olio impegnate nella difesa del paesaggio olivicolo - alle Università, al mondo dell'enogastronomia; agli organi di informazione; agli uomini di cultura ed alle istituzioni i vari livelli, perchè tutt'insieme si adoperino a non far passare questo tentativo di colonizzazione dei nostri territori olivetati.  Serve attivare subito tutte le azioni di informazione e controinformazione. Serve altresì realizzare progetti atti a dare spazio alla biodiversità, alla ricchezza organolettica degli oli prodotti, alla salvaguardia dei gusti e delle tradizioni con le mille cucine espresse e segnate dall'olio.Si tratta di bloccare subito questo disegno che non aiuta la nostra olivicoltura ma a limitarla fortemente dando ai territori identità uniformi sotto ogni aspetto. Ed ecco la mia email di immediata risposta al rappresentante della ditta spagnola che, volentieri, pongo alla vostra attenzione.

Scorcio di paesaggio olivicolo a Larino
Foto storica raccolta delle olive

Egregio Dr. Rutigliano,
grazie per l’invito ma non ci sarò. E’ l’inizio della colonizzazione della nostra olivicoltura da parte della Spagna con il rischio dell’abbandono dei nostri oliveti marginali che sono tanta parte della olivicoltura italiana e di quel straordinario patrimonio di biodiversità olivicola che è, questo sì, il nostro vero futuro.
I miei saluti

Pasquale Di Lena
 


 

lunedì 2 luglio 2012

MOLISE FUTURO PROSSIMO

Alla “tre giorni” promossa dalla rivista “il bene Comune” nella Sala della Costituzione della Provincia di Campobasso, è stato sottolineato da più parti il valore ed il significato del Territorio e la necessità di ripartire da esso se si vuole assicurare un futuro al Molise.
C’è da dire che, pur trovando molto interessante l’iniziativa per il Molise e per la situazione di pesante crisi che solo uno sforzo d’idee e di sogni può risolvere, una tre giorni non basta, ce ne vorrebbe una ogni settimana.
Uno sforzo di riflessione di gruppo sulla condizione di questa nostra piccola grande regione che, per le sue dimensioni e la sua fragilità politico-amministrativa corre rischi maggiori di altre, e, che più di altre ha bisogno di tracciare un suo percorso completamente opposto a quello attuale. Se la sovrastruttura di questo percorso ha bisogno, come ho già detto, d’idee e sogni, la struttura non può che essere il territorio molisano.


Un territorio, per fortuna, ancora ricco di ruralità e di agricoltura, di ambienti e paesaggi, storia e cultura, antiche tradizioni, che possono, tenendo conto anche delle modeste dimensioni dello stesso, far pensare a una crescita innovativa, ecosostenibile, in grado di dare occupazione; a una razionalizzazione e modernizzazione dei servizi; a una informazione come bene comune al servizio dei cittadini e della partecipazione democratica.
Una “tre giorni” d’intenso dibattito con personaggi di rilievo, ricercatori ed esperti, che hanno dato un contributo notevole al raggiungimento degli obiettivi di questo primo incontro e mostrato il valore di una scelta, che ha la necessità di ripetersi per diventare un vero e proprio laboratorio d’idee, un momento di creatività che serve per costruire il futuro, da domani.


 
Idee e creatività che, salvo encomiabili eccezioni, non fanno parte del patrimonio politico-culturale di una classe dirigente (non solo politica) che ha pensato allo sfruttamento delle risorse, arrivate copiosamente da Roma o da Bruxelles, più per sistemare il bilancio personale e familiare, quasi mai per contribuire a costruire il futuro di questa nostra regione, e, nel caso della politica, per spartire queste risorse e distribuirle al solo fine di accaparrarsi i consensi per la propria sopravvivenza politica.

Una cultura radicata da tempo che non riguarda solo una parte ma la sua totalità, per niente facile estirpare se non attraverso un’attenta analisi della realtà e la ricerca di soluzioni alternative.
Per un “Molise futuro prossimo” c’è bisogno di una classe dirigente all’altezza del compito, cioè capace di sviluppare con passione e professionalità il suo ruolo nella ricerca, certo, di un utile personale ma, prima ancora, di quello della collettività; progettare e programmare il futuro di questa nostra regione dove i giovani hanno smesso di pensarlo, visto che sono costretti a partire per non rimanere disoccupati per tutta la vita.

Una classe politica soffocata dalla logica del favoritismo in cambio del voto non ha niente da dare –come l’esperienza di questi anni dimostra - al futuro prossimo del Molise, se non quello di far crescere i rischi di svuotamento delle potenzialità che questa nostra regione ha.
Ieri, venerdì, la chiusura di questo “brainstorming” che ha bisogno di un’attenta valutazione per definire e assicurare la sua continuità perché possa diventare uno (spero di tanti) strumento di stimolo per un rinnovamento reale della classe dirigente che è così nel Molise, come altrove, frutto dei tempi che viviamo e di un sistema che è fallito e, come tale, impossibile da aggiustare.


 
C’è da pensare subito a dare le basi a un altro sistema, che, forte dell’esperienza maturata, tenga conto dei limiti imposti dalla natura e dal rispetto che essa merita. Una necessità se vogliamo continuare a respirare aria sana; a bere acqua pulita; ad avere cibo di qualità legata al territorio, cioè all’origine; godere il paesaggio e la ricchezza della sua biodiversità; avere la cognizione del tempo; vivere la diversità e contrastare l’idea di un livellamento, soprattutto culturale delle genti, dei popoli; conservare il nostro dialetto, la nostra lingua e tutti gli altri segni della nostra identità.

Queste e altre riflessioni che meritano il confronto, l’approfondimento; di essere comunicate perché la loro diffusione semini cultura. Essa è indispensabile per governare una realtà come il Molise che ha tutto per essere uno straordinario laboratorio e, soprattutto, un esempio per altre regioni, altre realtà, nel momento in cui il percorso di un “Molise futuro prossimo” è iniziato.



giovedì 21 giugno 2012

DIETA MEDITERRANEA MARCHIO DI QUALITÀ

Il Cilento è un luogo mitico che merita di essere visitato con un’attenzione particolare per tutto quello che esso può dare alla sensibilità del visitatore. Con la parte posta ad est, l’antica Lucania, quella del Diano, forma un immenso parco di 180.000 ettari.

Comune di Pollica (SA), all'interno del Parco del Cilento

Un territorio stupendo di monti ingialliti di ginestre e, più in basso, di dolci colline olivetate e vitate che, da Agropoli a Sapri per 100 chilometri di scogliere scoscese e ampie spiagge, scivolano nel mare Tirreno. A chiudere, a sud, il territorio della Provincia di Salerno che, a nord, da Positano a Vietri, ha, come altra faccia di una stessa medaglia, per altri quaranta chilometri, la costiera amalfitana. Due esempi della natura domata dall’uomo nel segno, però, del rispetto reciproco e di un rapporto che ha sempre avuto le sue basi nel pensiero per il domani. Le azioni e il sacrificio di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, che ha pagato con la vita questo suo innato senso del rispetto, stanno dimostrando. In totale 220 chilometri di mare che, dall’alto di Pollica, si possono ammirare in tutta la sua ampiezza, spaziando da Capri e Punta Campanella a Palinuro come a toccare con mano il Mediterraneo, le sue scie di civiltà e di scambi commerciali, soprattutto degli oli, dei vini e dei grani. I tre prodotti basilari, insieme alla frutta e alle verdure, dei suoi modelli alimentari che il Cilento ha saputo raccogliere e, grazie, alle ricerche di un americano, Ancel Keys, di sua moglie Margaret e altri studiosi, presentare al mondo intero come uno stile di vita (dieta) proprio del Mediterraneo. Uno straordinario patrimonio culturale che l’Unesco, con il suo riconoscimento del novembre 2010 a Nairobi, ha voluto dedicare all’umanità quale punto di riferimento e, anche, tutela del patrimonio stesso. A giugno sono tornato in questi luoghi, ancora una volta in rappresentanza delle Città dell’Olio, ospite di una manifestazione “The village doc festival”, per parlare di olio nel “Dibattito sulla dieta mediterranea – la tavola delle esperienze, visioni e proposte per valorizzare il patrimonio enogastronomico e culturale”.


Il Sen. Alfonso Adria

Un incontro molto interessante che ha avuto come protagonista Alfonso Andria, vicepresidente della Commissione agricoltura del Senato, già presidente della Provincia di Salerno, con la presentazione di un importante disegno di legge “Disposizioni per la valorizzazione e la promozione della dieta mediterranea”, che, se approvato, può servire a recuperare il tempo perso dal 16 novembre 2010, la data che ha sancito a Nairobi, in Kenia, la “Dieta” bene dell’umanità, ad oggi. Tempo perso, dicevamo, che ha visto tutti i protagonisti, istituzionali e privati, come paralizzati, incapaci di cogliere il valore e il significato di questo riconoscimento così fondamentale per le nostre eccellenze alimentari e l’immagine della nostra cucina, la comunicazione e la commercializzazione degli stessi. L’unica iniziativa che ha fatto proprio questo riconoscimento e l’ha bene utilizzato è stata, fino a quando (2012) non l’hanno cancellata, la “Maratona del gusto e delle bellezze d’Italia” di Casa Italia Atletica, promossa da Fidal servizi nelle occasioni dei grandi eventi di atletica, come campionati del mondo ed europei, meeting e maratone, da Madrid a quella di New York.



Il disegno di legge n° 3310, presentato, non a caso, in anteprima a Pollica, che vede il Sen. Andria promotore e primo firmatario, si compone di soli sette articoli con: il primo che si pone la finalità di contribuire a tutelare e promuovere la dieta mediterranea in quanto modello culturale e sociale fondato su un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni legate all’alimentazione e al vivere insieme a stretto contatto con l’ambiente naturale; il secondo che dà una definizione di       «dieta mediterranea», in linea con il dossier presentato dai quattro Paesi promotori della candidatura al patrimonio culturale immateriale UNESCO; l’articolo 4 che istituisce la «Giornata Nazionale della dieta mediterranea – patrimonio dell'umanità» da celebrare ogni anno e su tutto il territorio nazionale il 16 novembre, quale occasione per diffondere e dare risalto ai valori della dieta mediterranea; l’art. 6 che istituisce e disciplina il marchio “dieta mediterranea - patrimonio dell’umanità”. Intorno ad esso ruota il successo dell’iniziativa nel momento in cui riesce a dare al consumatore e al mercato le garanzie di qualità di cui hanno bisogno.
Un successo che serve alla nostra agricoltura per uscire dalla crisi e alle sue eccellenze dop, igp e biologiche -tanta parte di questa “dieta” - per vincere sui mercati insieme all’immagine del nostro Paese e dei territori di origine di cui sono testimoni importanti.

Pasquale Di Lena


 

lunedì 11 giugno 2012

AGRICOLTURA E TERRITORIO: SPUNTI DI RIFLESSIONE

Avete avuto modo di seguire tramite Blog, Facebook e carta stampata gli appuntamenti che hanno tenuto banco, nella settimana dedicata alle problematiche del mondo agricolo, presso l’Istituto Tecnico Agrario di Larino. Si è parlato di temi cruciali quali l’IMU, attraverso una chiave di lettura tecnico/normativa che ha fugato dubbi e paure, per lo più figlie di cattiva informazione, di sperimentazione in campo cerealicolo, punto di forza dell’attività dell’Istituto e dell’intero comparto agricolo regionale, ma non è mancato, in conclusione, il punto di vista di un uomo che ha speso gran parte della propria vita nella gestione delle problematiche del mondo agricolo, dando lustro a produzioni e territori nella sua opera promozionale e storico/culturale. Naturalmente mi riferisco a Pasquale Di Lena, larinese doc, agronomo e politico, poeta e profondo conoscitore del mondo rurale, scrittore e produttore di olio. Quale modo migliore per concludere gli appuntamenti sul futuro del mondo agricolo, davanti ad una platea formata soprattutto da giovani studenti dell’unica istituzione scolastica ad indirizzo tecnico-agrario della regione, di cui lo stesso autore ne è uno dei figli più illustri, con i futuri tecnici e operatori del settore, se non attraverso le pagine di un libro che parla ai giovani? E’ questo lo slogan della CIA (Confederazione italiana agricoltori), organizzazione sindacale di cui l’autore ne è stato uno dei fondatori e che cura la pubblicazione del volume.


L’autore ripercorre, per tappe, la sua vita dedicata al mondo agricolo, ponendo l’accento su quella che è stata l’esperienza che più lo ha segnato, quella più stimolante, quella come dirigente del mondo agricolo vicino ai coltivatori e mezzadri della Toscana, sua terra adottiva, dentro le loro case, nelle loro aziende imparando a conoscerne i valori che tanto gli ricordavano la terra natia. Da lì parte la sua attività di creatore e ideatore di progetti vincenti, come l’Associazione nazionale delle città dell’olio fondata nella sua Larino, di cui è ideatore e Presidente onorario, giusto per citarne una, oltre che di incarichi prestigiosi, in particolar modo quella come Segretario Generale dell’Ente Mostra Vini - Enoteca italiana di Siena.
Dopo questa doverosa premessa, cercherò di analizzare, a grandi linee, il contenuto del volume, anche attraverso le parole dell’autore, cercandone spunti di riflessione.
“Serve l’agricoltura per uscire dalla crisi”, è questo il filo conduttore che accomuna la raccolta di articoli contenuti nel volume, pubblicati su stampa locale e nazionale, cercando di riscoprire la centralità della stessa all’interno di un contenitore straordinario che è il territorio. Paradossalmente, in un momento storico segnato da un costante e lento abbandono dell’attività agricola, a cui fa seguito una diminuzione significativa della superficie coltivata per esigenze che nulla hanno che fare con le produzioni agricole, c’è una parte dell’agroalimentare che dà lustro e rafforza il brand “Made in Italy” anche attraverso la riscoperta di territori straordinari, quel terroir, termine tanto caro ai transalpini, che è il contenitore e l’espressione della qualità. Mi riferisco, naturalmente, al vino e al ricco patrimonio in biodiversità viticola, unica al mondo, che si traduce in un numero di denominazioni d’origine straordinarie per qualità ed espressione territoriale, che portano il nostro paese, tenendo conto anche degli altri comparti, a primeggiare in Europa e nel mondo. In effetti, a voler essere precisi, dei punti deboli ci sono anche nel settore enologico e sono legati, per lo più, a cattive strategie di marketing, figlie di campanilismi e scelte produttive che poco tutelano territori e biodiversità. In tal senso andrebbe fatto di più e meglio, come lo stesso autore ne è testimone nella sua puriennale esperienza in materia promozionale, cercando di porre al centro il territorio, straordinario contenitore di cultura, storia e tradizioni. Anche il Molise non si sottrae da tale logica, anche se la riscoperta di una propria identità enologica, attraverso la Tintilia, frutto anche della scommessa di un manipolo di giovani produttori, quei giovani che l’autore esorta a “utilizzare l’agricoltura per programmare il proprio futuro”, ha gettato le basi per fare uscire la regione e il suo straordinario territorio, che Di Lena individua come “caso studio di ruralità in ambito nazionale”, da una sostanziale situazione di anonimato. Non tanto perché lo dice il sottoscritto, anche se la mia recente esperienza in proposito fatta di viaggi studio nei più importanti territori enologici italiani e francesi ne conferma la situazione, ma perchè sono gli stessi produttori a confermarlo, come ho potuto constatare di persona all’ultimo Vinitaly. Abbiamo un territorio ed una vocazionalità, se vogliamo, potenzialmente superiori a molte aree più blasonate, anche se scelte scellerate ne hanno in parte violentato l’aspetto e fiaccato l’anima. Purtroppo i numeri ci sono contro, sia in termini di bottiglie prodotte che di territorio vitato, in forte contrazione per via di estirpazioni massicce, figlie di una realtà cooperativistica per lo più fallimentare o ai margini del settore. E’ necessaria, quindi, un’opera di promozione che accomuni tutte le realtà produttive regionali in un unico marchio e perché ciò sia possibile ci vuole coesione e comunità d’intenti, anche da parte di chi ritiene la cosa come un freno o una zavorra, avendo già un proprio brand affermato che nulla a che fare con il territorio. Mi riferisco ad una situazione inaccettabile riscontrata al Vinitaly, di cui ho già avuto modo di parlare nel mio blog in questo articolo, dove alcune aziende hanno preferito sistemazioni diverse da quella messa a disposizione dalla Camera di Commercio della Regione Molise (già microscopica se confrontata ad altre realtà). Altra nota dolente che l’autore rimarca e che il sottoscritto condivide, è l’utilizzo della Tintilia come mero strumento commerciale, decretando, di fatti, la nascita di obbrobri che nulla hanno a che fare con la storia del vitigno, come il rosato, lo spumante o il passito, oltre alla possibilità di estenderne il disciplinare ad areali che, storicamente, nulla hanno a che fare con la coltivazione del vitigno. Non a caso, ad un seminario sul progetto “Talento” a cui ho preso parte, il responsabile marketing con un sottile sogghigno ironico mi ha chiesto se eravamo riusciti in Molise a fare uno spumante a base di Tintilia ed io, non senza imbarazzo, ho dovuto annuire senza batter ciglio. Neanche questa è la strada giusta per valorizzare un territorio e le sue peculiarità, cercando di inseguire mode o estremizzando la tecnica enologica con winemaker (enologi) di grido, ottenendo solo il risultato di dare un’immagine distorta della realtà. I riconoscimenti e le professionalità ci sono, un territorio invidiabile e un patrimonio storico-culturale di primissimo livello anche, manca solo un amalgama sapiente dei singoli ingredienti per poter emergere, sotto un unico marchio o brand.


Pasquale Di Lena
Cosa che invece è in fase di lancio, di cui lo stesso autore ne è l'ideatore, è un progetto di promozione, questa volta in campo oleario, con la creazione del marchio Molisextra che raccoglie singoli produttori e realtà cooperatistiche, con l’unico obiettivo di promuovere l’olivicoltura e l’olio molisano, che passa attraverso la tutela del territorio e del paesaggio olivicolo, dei borghi e dei dialetti che accompagno un rituale antico in una terra che ha fatto la storia dell’olivicoltura. In questo caso la Regione Molise è un vero e proprio scrigno di ricchezze con ben 18 varietà autoctone, tra cui spicca l’Aurina di Venafro, quella che gli antichi romani conoscevano come “Licinia” in omaggio al grande condottiero Licinio che la introdusse, nel IV secolo a.C., in quel territorio straordinario che è il “Parco storico dell’olivo di Venafro”. E poi l’altra cultivar storica, la Gentile di Larino, vero simbolo dell’eccellenza regionale e della relativa DOP.
L’olio, il vino e altre eccellenze alimentari sono un vero e proprio patrimonio del nostro paese, l’essenza della nostra cucina e l’espressione più alta della dieta mediterranea (patrimonio culturale dell’umanità, UNESCO), non a caso il Ministro Ornaghi considera le nostre eccellenze alla stregua dei beni culturali, come lo steso autore più volte sottolinea. La nostra regione rappresenta, quindi, un piccolo scrigno in ricchezza di prodotti e ruralità (olio, vino, tartufo, salumi, formaggi e latticini), quello che potrebbe essere un esempio per tutti attraverso la riscoperta dell’agricoltura (regione con il miglior rapporto abitante/territorio rurale) e la sua centralità, attraverso la creazione di infrastrutture ricettive, opera di promozione e marketing gestita da consorzi di tutela, che non siano semplici entità astratte di facciata, creazione di percorsi turistici ed enogastronomici tra borghi e territori, tra tratturi e cantine, non tramite quelle fredde tabelle sparse per le vie della regione.  

Concludo riassumendo quello che è stato il messaggio della giornata, che l’autore e gli altri interlocutori hanno voluto trasmettere ad una platea composta soprattutto da studenti dell’Istituto Agrario, futuri interpreti del mondo agricolo. I giovani hanno in mano il futuro e devono saper cogliere l’opportunita di rimettere al centro l’agricoltura, sia come programmazione del proprio futuro, sia per dare lustro a produzioni preservando ruralità, territori e cultura, ma anche perché il mondo ha bisogno di attività agricola come principale fonte di alimentazione. Una corretta gestione del comparto, attraverso un minor uso di energie e risorse (impatto ambientale), elimando gli sprechi, figli di un’economia di profitto, potrà far fronte alla fame nel mondo, tema centrale che la Fao ha sviluppato in questi giorni a RIO+20 con il tema: “Verso il futuro che vogliamo: fermare la fame e attivare la transizione verso sistemi agricoli e di cibo sostenibile”.

Sebastiano Di Maria



mercoledì 6 giugno 2012

PARLA AI GIOVANI IL NUOVO LIBRO DI PASQUALE DI LENA

La presentazione in anteprima all’Istituto Agrario e Geometri “San Pardo” di Larino, ha avuto il significato di una dedica di Pasquale Di Lena, l’autore del libro “Agricoltura e Territorio”, all’istituto che l’ha avuto tra i primi diplomati tanti anni fa.


La sala conferenza dell’Istituto piena di giovani attenti a seguire e applaudire gli interventi che hanno preceduto quello conclusivo dell’autore, Pasquale Di Lena, “conosciuto come poeta – ha avuto modo di sottolineare nel suo saluto la preside prof.ssa Tosto – che, però, anche in questa raccolta di scritti di agricoltura, che hanno il merito di farsi leggere come capitoli di un romanzo che vuoi finire di leggere, di essere il sognatore che guarda e pensa al domani”.
“Domani” e “futuro” le due parole ricorrenti che sono diventate filo conduttore di quella nuova centralità, agricoltura e ambiente, a significare lo stretto rapporto tra sicurezza alimentare e sostenibilità dello sviluppo, essenziale anche, e soprattutto, per salvaguardare e tutelare il territorio che resta la nostra risorsa primaria, oltre che la nostra identità e l’origine della qualità delle nostre eccellenze alimentari.  
In questo senso saluti non formali, sia quello del sindaco Giardino sia del presidente dell’Associazione ex allievi dell’Istituto, Vincenzo Notarangelo, che ha voluto ricordare un episodio di quando studente di terza media ha incontrato a Siena, in occasione di una gita scolastica, l’allora segretario generale dell’Ente Mostra vini, nella bellissima Enoteca che dirigeva.
Il presidente della Cia Molise, Luigi Santoianni, e il direttore, Donato Campolieti, che hanno voluto e sponsorizzato il libro, sono entrati nel merito delle questioni che attanagliano il mondo dell’agricoltura, sottolineando con forza ruoli e funzioni di un settore che ha il merito di produrre cibo e, come tale, primario. Un settore che ha bisogno di essere recuperato prima di tutto culturalmente per ridare spazio a sogni e progetti in grado di attirare l’attenzione dei giovani, per renderli protagonisti e, come tali, imprenditori capaci di trovare quelle condizioni di vita e di reddito che non è possibile trovare altrove, ma, anche, di ritrovare i valori persi per colpa di un sistema che ha come unico riferimento il profitto.
Il Presidente Santoianni e il direttore, Donato Campolieti, della Confederazione Italiana Agricoltori, la CIA Molise, hanno spiegato che sono qui le ragioni che hanno portato alla scelta di pubblicare in un libro gli articoli scritti tra il 2010 e 2011 in un momento difficile per la grave crisi che attanaglia l’agricoltura. E’ importate, in questa fase, non arrendersi ma credere nel futuro dell’agricoltura, così come scrive e argomenta Pasquale Di Lena con questo suo ultimo lavoro, che anticipa il documento risolutivo del Forum sulla Sovranità alimentare, che si è tenuto lo scorso agosto a Krems in Austria.


“Si tratta – ha affermato l’autore del libro, Di Lena - di produrre cibo in sintonia con la natura, cioè di ottenere più cibo con minor uso di energia e di risorse, eliminando ogni spreco indotto da una società consumistica. Basti pensare che si perdono ogni anno 1,3 Mld di tonnellate di alimenti, pari a 1/3 della produzione mondiale di cibo per consumo umano, mentre oltre 1 miliardo di persone soffre la fame e muore ogni giorno per fame. Un mondo che ha superato velocemente i 6 miliardi di persone e che si avvicina ai 9 miliardi previsti nel 2050, cioè domani. Si tratta, anche, di pensare l’agricoltura dentro quel contenitore fantastico e primario che è il territorio e nel suo significato più ampio di cibo, qualità, sicurezza alimentare, salvaguardia della biodiversità e delle risorse naturali, il No agli Ogm, la sostenibilità e i diritti d’uso delle risorse nelle mani di chi produce cibo; il Glocal al posto del Global, con il consumo di cibi locali e stagionali, la riappropriazione delle pratiche e saperi in cucina”.
L’autore, dopo aver sottolineato che nel libro c’è tanto Molise, ha concluso dicendo che “il mondo ha bisogno dell’agricoltura, cioè dell’attività che da oltre 10 mila anni mette a disposizione dell’umanità il cibo, la principale fonte della sua alimentazione e, nel contempo, l’agricoltura ha bisogno di giovani appassionati e professionalmente capaci per rilanciare questo suo ruolo primario per la sicurezza alimentare nel momento in cui si afferma la sovranità alimentare. Sono, però, soprattutto i giovani che hanno bisogno dell’agricoltura per programmare il loro futuro, quello del Molise e del Paese”.
Un incontro pienamente partecipato che ha dato molti spunti di riflessione grazie alla pubblicazione di un libro “Agricoltura e Territorio”, voluto dalla organizzazione professionale, la CIA Molise, che si batte per l’agricoltura del futuro.
Un libro bello anche sotto l’aspetto grafico, che rende ancora più facile la lettura e ciò va a merito della AGR – EditricE, la giovane casa di Ripalimosani, che ha inserito il libro nella sua nuova collana “Cibo e identità” e che vede Di Lena suo principale collaboratore. 


CIA Molise - Ufficio stampa


martedì 29 maggio 2012

PRESENTAZIONE DEL NUOVO LIBRO DI PASQUALE DI LENA “AGRICOLTURA E TERRITORIO”

Una presentazione in anteprima, grazie all’associazione degli ex allievi, giovedì 31 p.v. alle ore 11, all’Istituto tecnico “San Pardo” Agrario e Geometri di Larino, che ha diplomato, tra i primi, perito agrario l’autore del libro, Pasquale Di Lena. Questo nuovo libro “Agricoltura e Territorio”, appena uscito per la collana “Cibo e Identità” di AGR Editrice di Ripalimosani, grazie alla CIA Molise, la Confederazione Italiana Agricoltori, presieduta da Luigi Santoianni e diretta da Donato Campolieti, è dedicato alla terra di origine dell’autore, il Molise, e a quella adottiva, la Toscana, in particolare i mezzadri, che hanno inciso molto sulla sua esperienza di quarant’anni di vita nella regione che tutto il mondo desidera visitare. Un libro che raccoglie gli articoli scritti negli ultimi due anni dall’autore, pubblicati da periodici nazionali e dalla stampa molisana, che parlano di agricoltura e ambiente, paesaggi e biodiversità, eccellenze Dop e Igp, Doc e Docg, gastronomia e turismo, con molti riferimenti al Molise.


Un libro che testimonia l’esperienza dell’autore, quale direttore dell’Enoteca Italiana di Siena, per la comunicazione e il marketing, dopo essere stato un dirigente dell’Alleanza dei Contadini e della Confederazione Italiana Coltivatori (CIC) della Toscana, le due organizzazioni che rappresentano le radici della CIA,  l’organizzazione professionale presieduta, a livello nazionale, da Giuseppe Politi. In tal senso la presentazione di questa importante esperienza, riportata in copertina a mo’ di curriculum,   utile per capire le ragioni della dedica e la passione dell’autore per l’agricoltura e il mondo contadino. “Un libro di grande attualità– ha affermato il Presidente della CIA Molise, Luigi Santoianni – che la Cia Molise ha fatto suo e vuole utilizzare quale contributo al rilancio dell’agricoltura, che merita, insieme all’ambiente, alla biodiversità ed alle tradizioni, di tornare ad essere il perno dello sviluppo economico.  L’affermazione di questa centralità è strategica per salvare un mondo, quello contadino, ancor prima che un fondamentale settore dell’economia, e per tracciare quel nuovo percorso di cui ha bisogno il Paese, il Molise, l’Europa e il mondo, se non vogliono rimanere soffocati dalla crisi.   Non dimentichiamo - ha subito dopo ribadito il direttore di questa importante organizzazione, Donato Campolieti -  che l’agricoltura è cibo e, per quanto riguarda il Molise, un cibo fortemente caratterizzato da qualità e salubrità, due valori che il libro descrive con dovizia di particolari. La pubblicazione, infatti, racconta il Molise e i suoi  prodotti, in particolare il vino e l’olio, ma, anche, i salumi, i latticini e formaggi, il tartufo e i deliziosi piatti di una cucina ricca di profumi e di sapori. Un libro – ha poi concluso Campolieti – che vogliamo mettere a disposizione non solo dei nostri bravi dirigenti e collaboratori, dei  nostri iscritti, in particolare i tanti giovani, ma diffondere e far conoscere anche ai cultori e consumatori. Non a caso la presentazione in anteprima, grazie all’Associazione ex allievi dell’Istituto Agrario, giovedì 31 ore 11, all’Istituto Agrario e per Geometri “San Pardo” di Larino.” Una pubblicazione che riporta in appendice la dichiarazione di Nyeleni dello scorso luglio, a significare, con la continuità di un discorso, che viene da lontano, dell’autore e della stessa CIA, la piena condivisione con le risoluzioni di questo importante incontro internazionale che il mondo della politica, del sindacato e, soprattutto, della gran parte degli economisti (sempre più smentiti dalle conseguenze drammatiche della crisi), farebbero bene a leggere per capire il percorso da tracciare senza perdere altro tempo prezioso. Un libro ricco di stimoli e bello anche sotto l’aspetto grafico, grazie all’impegno della piccola nuova casa editrice molisana, l’AGR EditricE, che ha pubblicato altri interessanti libri firmati da Di Lena. Ben nove titoli, alcuni dei quali tradotti in diverse lingue: “Là dove la Terra dona” e “Andar per Olio nel Molise” edizioni 2011 e 2012,  per conto della Provincia di Campobasso e della Regione Molise; “Molise, il piacere di una scoperta” per l’Unione delle Provincie molisane, la Regione Molise, e, ultimamente, per  la ATM, la nuova azienda di trasporti, tradotto in inglese (sei ristampe), spagnolo e tedesco; “Taste Italy”, in inglese, e “Atletica, coltiva la conoscenza” per conto della Fidal Servizi e, anche, il libro di poesie uscito lo scorso anno, “Carolina dice, da qui si vede il mondo”. Un incontro con gli studenti e gli insegnanti dell’Istituto “San Pardo” quello di giovedì 31, aperto a chi vuole entrare nel merito delle questioni che toccano un settore produttivo  e il complesso e variegato mondo agricolo, sapendo che esse riguardano tutti e, come tali, hanno bisogno di un diverso approccio culturale dopo cinquant’anno di lento e costane accantonamento e abbandono, che oggi paga l’agricoltura e, anche, il Paese.
Cia Molise - Ufficio Stampa